Samuel Noah Kramer, storico statunitense esperto in
assiriologia, ritiene che la civiltà dei
Sumeri sia stata la prima civiltà,
fra l’altro una civiltà molto evoluta.
Nel suo saggio “I Sumeri alle radici della storia”,
Kramer parla di prima cosmologia, primi principi morali, prime leggi, prime
ricette mediche ecc.
Oggi ci sono però tesi
differenti che asseriscono che la civiltà dei Sumeri, per quanto antica, non
sia stata la prima civiltà: essa è oggi costretta a cedere il passo alla più
antica India. In realtà si può affermare che, per quanto riguarda la zona
europea del Mediterraneo, la civiltà più antica fu quella sumera ma dire quale
sia la civiltà più antica in assoluto non è semplice sia per le divergenze
delle tesi in materia sia perché potrebbero crearsi confusioni anche sulla
provenienza dei vari popoli. La civiltà sumera è stata indubbiamente molto
evoluta per il periodo in cui è sorta, tant’è che Zecharia Sitchin ha elaborato
una teoria diversa sulle loro origini, ma di questo parleremo in seguito.
I Sumeri occupavano il
territorio della Mesopotamia, a sud dell’attuale Iraq. Le più antiche
testimonianze scritte (tavolette d’argilla) risalgono al 3.500 a .C. In questo
periodo in Mesopotamia sorgevano già delle piccole città stato come Ur, Lagash,
Nippur e Eridu con a capo un lugal, cioè un principe locale. Non bisogna
confondere la cultura sumera con quella degli Assiro-babilonesi che vennero
posteriormente, vale a dire attorno al IV millennio a.C.
Il primo re di cui si hanno
iscrizioni certe è Enmebaragesi di Kish e siamo nel 2.650 a .C. circa. La città
che emerge è Lagash, su cui ruota per diversi decenni tutta la politica del
tempo, considerando per esempio che un suo lugal, Urukagina, fu conosciuto
anche come grande legislatore.
Egli detenne il potere sul
territorio fino all’avvento della città di Umma il cui capo Lugalzaggisi
sconfisse Urukagina. Lugalzaggisi pensava in grande, egli volse il suo sguardo
tanto ad occidente, verso le regioni mediterranee, quanto ad oriente: abbiamo
con lui il primo pensiero di “monarchia universale” che la storia conosca e
questo determinò una grande evoluzione nella vita sociale, economica ed
istituzionale.
Il sistema di numerazione
sumero era sessagesimale, cioè un sistema di numerazione posizionale in cui si
utilizzino sessanta simboli per rappresentare i numeri.
Le tavolette del 3.000 a .C. dimostrano che
era presente un simbolo per l’1, uno per il 10, uno per il 60, uno per il 600 e
uno per il 3.600. Il sistema era posizionale, dunque il numero si evinceva in
base alla posizione dei simboli stessi.
A partire dal 2.000 a .C. si affermò un
nuovo sistema di numerazione che utilizzava solo due simboli: uno per
rappresentare l’1 e l’altro per il 10. Il sistema era sempre posizionale (in
parte anche additivo, usato ad esempio per scrivere numeri grandi) e
sessagesimale. Lo svantaggio di questo sistema numerico era costituito dal
fatto che mancavano sia lo zero, sia un simbolo per separare i numeri (tipo la
nostra virgola), dunque le cifre potevano dare adito ad ambiguità. In realtà il
separatore c’era ma non veniva utilizzato. Come mai il popolo della Mesopotamia
aveva scelto proprio un sistema sessagesimale? Perché era un sistema piuttosto
semplice da utilizzare, non soltanto per
le frazioni quanto in campo astronomico. L’evoluzione di questo sistema
numerico è attestato dalle tavolette d’argilla e da testi matematici che
contengono nozioni di carattere commerciale e legale.
Da questo sistema di
numerazione nacquero, dal 2.400
a .C., le prime tabelle per la moltiplicazione, la
divisione ed altre operazioni. In seguito si sviluppò l’algebra e lo studio
dell’astronomia. Riguardo la disciplina astronomica sono state scritte da parte
di questo popolo opere di una certa importanza.
La scrittura sumera (e
babilonese) era di tipo cuneiforme ed è molto difficile decifrarne i caratteri.
Verso il 2.400 a .C.
i Sumeri furono assaliti dagli Accadi, un popolo proveniente dal deserto vicino
e guidato da Sargon I il quale istituì un vasto impero i cui centri di potere
erano Ur e Agade. Gli Accadi assimilarono molti tratti della cultura sumera
come la scrittura e il sistema numerico. Tuttavia già dal II millennio a.C. le
città stato tornarono ad essere indipendenti.
Intorno al 2.460 a .C. nuove
popolazioni sopraggiunsero: quella dei Semiti, proveniente dal deserto arabo e
guidata successivamente dal grande Sargon di Akkad che sconfisse Lugalzaggisi e
divenne fondatore dell’impero; poi (intorno al 2.300-2.100 a .C.) i Gutei che
portarono distruzione e fame e sconfissero i Semiti. Lentamente, sotto la
sovranità di Gudea, Lagash rinacque e poi anche Ur con la sua dinastia che
regnò sulle quattro parti del mondo ma in cui
il monarca assume un titolo molto significativo: “Re di Sumer e di
Akkad” vale a dire che i due popoli, Sumeri e Semiti, si erano uniti
storicamente.
I successivi invasori dei
Sumeri furono gli Ittiti che affidarono il ruolo di capitale a Babilonia. Tra
il 1.793 e 1.750 a .C. la città di Babilonia estese il suo
dominio sotto la guida di Hammurabi, videro così la luce le prime impostazioni
giuridiche codificate.
Vennero poi gli Assiri (885 a .C.) che furono a loro
volta conquistati dai Caldei, una popolazione della Mesopotamia meridionale.
Nel 311 a .C.
si stabilì la dinastia dei Seleucidi, chiamata così da Seleuco, uno dei
generali di Alessandro Magno.
E fu così che i Sumeri
entrarono in contatto con la cultura greca.
COSMOLOGIA E MITOLOGIA
I Sumeri non avevano una
filosofia vera e propria ma avevano riflettuto ed indagato sulla natura
dell’universo ed erano talmente convinti delle loro idee che non hanno mai
sentito il bisogno di formularle per iscritto il loro modo di vedere l’universo
e la vita che si devono estrapolare dai miti e dagli inni.
La religione dei Sumeri era
politeista. Essi avevano circa un centinaio di dei, alcuni più importanti,
altri meno. Secondo il popolo sumero l’universo visibile si presentava sotto
forma di semisfera, alla cui base c’era la terra e sopra il cielo. Questa
semisfera si chiamava An-Ki (An= cielo, Ki= terra). Intorno alla terra c’era
il mare e al di sotto di questo mare,
nella parte diametralmente opposta del cielo, vi erano gli inferi che loro
denominavano Kur. Oltre al mare, tra il cielo e la terra, loro posizionavano il
vento, lil, vocabolo che significa anche soffio, aria, spirito.
Di questo universo, i Sumeri
sostenevano che il primo elemento ad essere creato fosse il mare (l’Oceano
primigenio infinito). Dal mare nacquero il cielo e la terra e dal cielo e la
terra nacquero gli dei.
Gli dei più importanti erano
quattro: An (dio del cielo), Enlil (dio dell’aria), Enki (dio dell’abisso e
dell’oceano) e Ninhursag (dea nota come la signora maestosa. Si sostiene che in
origine il suo nome fosse Ki, terra, la sposa di An, cielo).
Molto probabilmente in epoca
arcaica il dio più importante era An, ritenuto il supremo re del pantheon,
tuttavia già da fonti che risalgono al 2.500 a .C. possiamo apprendere che questo ruolo
sia stato successivamente assolto da Enlil che venne considerato il Padre degli
dei. I motivi di questa sostituzione ci sono ignoti.
Per i Sumeri gli dei erano
immortali ma vivevano comunque come gli uomini: avevano bisogno di mangiare, di
bere e potevano anche essere uccisi. Essi sostenevano che gli dei si
comportassero in modo virtuoso ma che, allo stesso tempo, questi stessi dei
avessero introdotto il male, la violenza, la menzogna e l’oppressione nel mondo
al fine di mantenere l’ordine cosmico. Il male quindi viene visto dai Sumeri
come un principio necessario e questo stesso assunto lo ritroviamo nel vedismo
e nel taoismo.
Gli inni per gli dei
esaltano bontà, rettitudine e giustizia, questo testimonia che la civiltà dei
Sumeri era una civiltà con grandi ideali morali infatti essi avevano un dio
(Utu, dio del sole) il quale aveva come compito proprio quello di mantenere
l’ordine morale. Oltre a Utu anche la dea Nanshe non tollerava offese alla
verità e alla giustizia.
Alcuni elementi della mitologia
sumera li ritroviamo anche in quella greca, ad esempio il fatto che il dio del
Sole viaggiasse su di un carro.
I Sumeri inoltre credevano,
come generalmente tutti i popoli antichi, in una perduta età dell’oro, un’età
di abbondanza e di pace e in cui tutti parlavano una lingua comune. Per i
Sumeri questa età dell’oro sarebbe terminata a causa della gelosia del dio Enki
nei confronti del dio Enlil. Enki, a
causa della sua rabbia, sostituì il linguaggio comune con la molteplicità delle
lingue, tema analogo a quello delle torre di Babele.
LE ORIGINI DEI SUMERI SECONDO
SITCHIN
Decifrare le tavolette
d’argilla non è impresa facile. Uno dei pochi che possiede questa capacità è il
famoso studioso e professore Zecharia Sitchin,
autore di libri sulla civiltà sumera, tra cui “Il pianeta degli dei” e “Le
astronavi del Sinai” e via dicendo.
Sitchin sostiene che i
Sumeri siano il prodotto dell’accoppiamento con una razza aliena di aspetto
simile al nostro (perché noi siamo “a loro immagine e somiglianza”). Si
tratterebbe di esseri intelligenti che i Sumeri chiamavano Anunnaki (figli del
dio An) e che la Bibbia
chiama Nephilim. Erano giganti (Genesi 6,4) e venivano da un pianeta che ha
un’orbita ellittica simile a quella delle comete, che transita tra Marte e
Giove ogni 3.600 anni: ”il dodicesimo
pianeta”. Praticamente secondo il professor Sitchin la selezione naturale
di Darwin c’è stata ed ha prodotto i primati superiori dai quali discendiamo.
Poi, grazie agli Anunnaki,
c’è stato il salto verso l’Homo sapiens.
Secondo la sua teoria le
cose sarebbero andate così: gli Anunnaki
avrebbero iniziato a visitare la terra mezzo milione di anni fa e le
loro gesta sono quelle che leggiamo nell’Antico Testamento o nel poema di
Gilgamesh. In seguito avrebbero colonizzato la terra. Avendo bisogno di persone
che lavorassero nelle miniere in Africa avrebbero creato “l’uomo” che
corrisponde all’Homo sapiens, il quale fu generato appositamente per lavorare
nelle miniere. L’uomo sarebbe nato quindi nell’attuale Africa, in
corrispondenza con la teoria darwiniana.
Una volta creato, l’uomo
avrebbe avuto due opportunità:
1) avrebbe carpito agli
alieni il segreto per evolvere, cioè per non essere solo un lavoratore;
2) le donne terrestri si
sarebbero accoppiate con gli extraterrestri, infatti la Bibbia riporta che: “gli
dei si innamorarono delle figlie degli uomini”. In Genesi (6, 2) leggiamo
che “i figli di Dio, vedendo che le
figlie degli uomini erano adatte, si presero in moglie tutte quelle che loro
piacevano”. Da questo accoppiamento sarebbero nati, secondo l’autore, i
giganti, cioè una razza perfetta (gli atlantidei erano dei giganti e forse
anche i lemuri) e molti di questi esseri divini (alieni) sarebbero ancora qui
sulla terra.
Alcuni sostengono che
dall’accoppiamento tra un essere divino e un uomo nasca un individuo biondo con
gli occhi azzurri. Altri, di contro, sostengono che questo tipo di individuo
nasca dall’accoppiamento di due semidei.
Cioè:
alieno + uomo = semidio 1
altro alieno + altro uomo =
semidio 2
semidio 1 + semidio 2 = essere
biondissimo con gli occhi azzurri.
(Naturalmente ciò non deve
portarci a supporre che tutte le persone bionde con gli occhi azzurri siano
semidei, anche se in questi ultimi anni, avvicinandoci alla quarta dimensione,
stanno nascendo molti individui con queste caratteristiche).
Qui si rendono necessarie
alcune riflessioni.
Sul libro “Antropologia
degli alieni” (M. Centini, D. Grezzo e D. Tacchino) vi è una parte (scheda 9)
in cui si parla di una tipologia di alieni descritti come esseri biondi e
asessuati, simili agli angeli. Troviamo anche un’immagine ed è sorprendente
constatare come l’espressione del viso di questi alieni e in particolare i loro
occhi (molto grandi) somiglino alle raffigurazioni dei Sumeri presenti nel
libro di Kramer. Le foto riportate nel saggio di Kramer, nonché i miti dei
Sumeri, lasciano molto spazio per pensare che la teoria di Sitchin non sia
affatto fantasiosa.
Drunvalo Melchizedek invece,
in "L’antico segreto del fiore della vita" propone una visione simile a quella di
Sitchin ma con una leggera variante: per lui siamo nati dall’accoppiamento
di due razze aliene: gli Anunnaki (tridimensionali) e i Siriani
(quadrimensionali); anche questi ultimi erano dei giganti. Duemila anni dopo
questo accoppiamento sarebbero nati i primi individui umani, precisamente a
Gondwana, isola (o area, non si sa di preciso se fosse un isola o un insieme di
terre) posta ad ovest dell’Africa e che oggi non esiste più. Non a caso i miti
della creazione di popoli occidentali africani asseriscono che essi hanno avuto
origine da un’isola, Gondwana, appunto. Ciò troverebbe conferma ancora una
volta nella tesi che sostiene che la razza umana sia nata in Africa.
Secondo Sitchin la razza
umana è nata 300.000 anni fa mentre secondo Melquizedeq 200.207 anni fa.
Nel testo di Kramer leggiamo
che “alla base delle idee e dell’ideale etico dei Sumeri era il ‘dogma’ che
l’uomo fosse stato fatto di argilla per servire gli dei”.
I Sumeri hanno due poemi
mitici che rispecchiano pienamente l’assunto di Sitchin. Di questi poemi uno è
interamente dedicato alla creazione dell’uomo, l’altro illustra perché l’uomo è
stato creato e parla di un contrasto tra due divinità minori.
- Il primo poema spiega che prima della nascita dell’uomo furono creati sei tipi di esseri imperfetti: gli ultimi due tipi erano una femmina sterile ed un essere asessuato.
- Il primo poema spiega che prima della nascita dell’uomo furono creati sei tipi di esseri imperfetti: gli ultimi due tipi erano una femmina sterile ed un essere asessuato.
Questi esseri imperfetti
potrebbero essere quelli che noi conosciamo come uomini primitivi?
- Il secondo poema mitico
invece parla di due dei (il dio del bestiame Lahar e sua sorella Ashnan, dea
del grano) che furono creati nella sala di creazione degli dei affinchè gli
Anunnaki avessero di che nutrirsi e vestirsi.
Questo poema ha dunque
portato i Sumeri a ritenere che l’uomo fosse nato per servire gli dei e da ciò
scaturì la loro devozione verso le divinità.
Come possiamo notare, quindi,
i miti dei Sumeri lasciano largo spazio affinché le teorie di Sitchin e di
Melchizedek circa la creazione dell’uomo non vengano accantonate come frutto di
pura fantasia, anzi, comparando le varie fonti possiamo notare che tutti i
pezzetti del puzzle coincidono.